giovedì 14 novembre 2013

Auf Wiedersehen Kapriole

Ultimo giorno a Kapriole.
Arrivo alle ore 9:00.
Non riesco a trovare nessuno.
La scuola dei grandi è chiusa, tutto spento.
Che mi abbiano dato qualche informazione ieri alla quale ho annuito sorridendo come faccio spesso senza capire?!?
Per fortuna incontro Natalie, l'insegnante di sostegno.
Mi spiega che sono tutti in aula grande ( la palestra), e stanno facendo l'assemblea.
Mentre appendo la mia giacca lungo il corridoio, vengo travolta da una mandria di ragazzini che escono dalla suddetta aula.
Bonjour tristesse....
Niente assemblea, e che racconto agli italiani?
Invento una balla? O racconto la verità?  Ovvero che ho fatto tardi per andarmi a comprare un bretzel di nascosto nel forno delle meraviglie?!
Incontro la mia coinquilina 14enne, le chiedo cosa si sono detti ( una chance per bluffare di aver partecipato..), mi spiega che l'assemblea obbligatoria è terminata, ma ora prosegue quella facoltativa.
Si discuterà degli ordini del giorno proposti dai bambini e dai ragazzi, e chi parteciperà potrà dire la propria, votare, cambiare regole e introdurne di nuove.
E chi non partecipa?! subisce le decisioni prese dagli altri.
" la libertà non è star sopra un albero//non è neanche il volo di un moscone// la libertà non è uno spazio libero// libertà è partecipazione"
Naturalmente i bambini leggono prima l'ordine del giorno delle proposte e se ci sono cose che a loro interessano direttamente rimangono senza ombra di dubbio.
Ad esempio oggi si parlava di :
- giochi sul computer
- un ragazzo aveva proposto di fare cocktail al bar che stanno costruendo
- trovare una maniera per blindare il bagno delle bambine perchè dei maschi sbirciano
E poi sinceramente mi sono persa... oggi non avevo nessun traduttore ed ho cercato di capire come potevo.
Ma aldilà delle parole altre cose sono state molto più importanti e più di ieri oggi mi è stato utile il consiglio di C., " non bisogna capire, bisogna guardare".
L'assemblea era interamente gestita da bambini e ragazzi.
Un'insegnante seduta da una parte rivestiva il ruolo della segretaria, dattilografa, scrivendo e riportando i discorsi dei ragazzi e i risultati delle votazioni.
Una ragazza di 15 anni faceva la moderatrice.
Teneva sotto controllo i turni di parola, riepilogava quello che era stato detto e procedeva con la valutazione.
Chi voleva parlare alzava la mano, e anche se doveva aspettare 10 minuti non manifestava insofferenza in nessuna maniera.
Nessun discorso è mai stato interrotto.
Nessuno ha mai litigato.
Ho osservato stupita, cercando di ripescare dalla mia memoria interna riunioni, assemblee, incontri.
Bhè, con estrema fatica sono riuscita a trovarne uno, e credo anche che la fantasia abbia fatto il suo bel lavoro...
Inizio ad aver fame, vado in cucino. Spizzico un pò di mela e mi faccio una tazza di thè.
Mi faccio un giro tra le varie stanze.
Sbircio dei materiali di matematica e italiano da ricopiare.
Seguo un pò la lezione di teatro.
Mi fermo alla lezione di inglese, partecipo anche io.
La lezione è in cucina, l'insegnante prepara ai bambini il vin brulè dei minorenni.
Succo di uva, spremuta di arancia, cannella. Una delizia.
Il tutto naturalmente in inglese !!
La lezione pian piano va scemando, suona un gong. Tutti corrono a prendere ramazze, svuotare cestini, pulire i tavoli, sistemare i giochi.
Tra poco si mangia e tutto va messo in ordine.
Oggi mangio con il mio amico-traduttore-tirocinante Alex.
Finalmente riesco a fare due parole, si aggiunge Elsa, altra tirocinante francese, disquisiamo di educazione e scuola davanti ad un piatto di spaghetti incollati con ragù di tofu.
Li invito in Italia, se non per vedere la scuola, quantomeno per mangiare degli spaghetti....
Sfoggio le mie capacità linguistiche saltando da una lingua all'altra con la nonchalance di una scimmia ubriaca e bendata.
Ma questo era solo l'inizio, la mia giornata si concluderà parlando di latino in inglese con una cinese....

Ore 14:00
Riunione dei genitori.
Oggi la scuola apre le porte a tutti i genitori interessati a conoscere la scuola per iscrivere i propri figli.
Vengono accolti nel teatro dei grandi.
Viene mostrato loro un documentario.
Poi si passa alle presentazione, alle domande ed al dibattito.
Nel frattempo arriva Nazzarena, la mia mamma adottiva italiana, è qui perchè ci sono due genitori italiani che vorrebbero mandare il loro figlio e hanno bisogno di una traduzione.
Così riesco a capire tutto anche io .

Vorrei rispondere al genitore che oggi ha chiesto "come escono i bambini da questa scuola?!", facendogli notare, se per qualche bizzarro motivo non se ne fosse accorto, che dei ragazzini tra gli 11 e i 15 anni stanno dirigendo l'incontro.
Che rispondono alle domande degli adulti con serenità, con un ricco linguaggio e con una forte sicurezza in se stessi.
Ripenso a me alla loro età, se fossi stata chiamata a parlare davanti a 50 adulti che mettono in discussione la mia scuola e pertanto la mia vita, forse sarei scoppiata a piangere, o forse dopo esser diventata paonazza avrei abbozzato un sorriso e risposto in maniera del tutto fuori luogo.
Ripensandoci bene, potrebbe verificarsi lo stesso anche ora che ho 26 anni.
E allora com'è possibile che questi ragazzini siano così?
E non si tratta di un caso sporadico, perchè sono in parecchi dentro l'aula.
Forse perchè vivono un ambiente che non li opprime ma li libera?
Che non li mette a tacere ma li ascolta?
Che riconosce i loro talenti e permette loro di esplorarli, approfondirli e trarne la stima di se stessi?
Forse, ma sono solo ipotesi....

Concludo con una breve considerazione.
Le domande che facevano i genitori oggi, non erano poi così lontane da quelle che ci pongono spesso i genitori, anzi, molte erano proprio le stesse!
E questo a mio avviso significa che Kapriole non è frutto di una coscienza collettiva tedesca che accoglie, che è aperta e libertaria.
Bensì che Kapriole è il frutto di adulti che si impegnano, parlano, discutono, soffrono, e si meravigliano.
E questo significa anche che ciò è possibile, ovunque.
Quindi che aspettiamo?!
Io ho ancora moltissime cose da raccontare, da narrare.
Non vedo l'ora di rientrare nella nostra piccola, cara, amata cittadina dalla mentalità forse bigotta ma dal cuore grande, che sono certa saprà trovare un posticino anche per Kapriole.



















mercoledì 13 novembre 2013

"Non bisogna capire, bisogna guardare" (C., 6 anni)

4° giorno in Germania.
2° giorno a Kapriole.

Memore della giornata di ieri, oggi non voglio trovarmi impreparata nella battaglia contro il freddo.
Due paia di calzini di lana, tirati su all'inverosimile.
Canottiera. Camicia. Maglione di lana. Cardigan di lana. Maxi-sciarpa. Cuffia della nonna. Thè bollente in circolo e si parte.
Oggi non vado con la mia coinquilina 14enne, ma decido di andare a piedi.
Lungo la strada incontro un gruppo di genitori fermi in un parchetto con i loro piccoli.
Tutti attorno ai 2-3 anni, tutti con le tutone termiche ( cari genitori di serendipità, le stesse di cui parlavo ieri ..). Sembrano in attesa, sorrido a qualche bimbo, ai loro genitori e proseguo.
Nel pomeriggio parlando con M. scopro che erano bambini che frequentano l'asilo nel bosco, diffusissimo qui a Friburgo.
Le famiglie hanno un punto di raccolta, poi arriva il pulmino, li carica tutti, li scarica nel bosco dove giocano, mangiano e trascorrono la loro meravigliosa mattinata . Il pulmino torna alle 14:00 per riportarli a casa.
Commento?!? Anche no...

Entro a Kapriole.
Lascio le mie cose nella stanza degli insegnanti.
Controllo lo schema della giornata.
Sono quasi tentata d'unirmi al gruppo che andrà a fare un giro per la città in bicicletta.
Fortunatamente, pochi istanti dopo vedo che ci sarà anche lezione di circo e decido saggiamente di rimanere a scuola.
Però sono le 9:00, e il circo inizierà tra due ore.
Mi parcheggio nell'atelier.
Osservo i bambini. Ce ne sono alcuni che ieri avevo visto di là.
Mi spiegano che possono spostarsi da una parte all'altra, e fare ciò che desiderano.
Ognuno di loro ha un tutor che lo segue, lo supporta e monitora la sua crescita, preoccupandosi del suo benessere emotivo, psichico, delle sue relazioni e della preparazione scolastica.
Mentre prendo appunti sul mio diario si avvicina C., 6 anni, di origine italiana.
Mi prende in custodia.
Mi tiene la mano, nuovo giro turistico della scuola, visto con gli occhi di una bambina.
Mi spiega regole, funzionamento,modalità di utilizzo degli spazi e dei materiali.
Ma soprattutto mi traduce e così cessa il mio esser sorda nella terra dei musicisti.
Finalmente ho un apparecchio acustico!
Insieme andiamo dalla parte dei grandi, vediamo un documentario sulle scimmie e uno sulle foche.
Fortuna che C.  vuole star seduta sulle mie gambe e tra i suoi movimenti di assestamento continui e i suoi commenti ( "o povera fochina divorata dallo squalo, la mamma sarà molto dispiaciuta quando se ne accorgerà")  mi tiene sveglia.
Finito il documentario facciamo un giro nell'atelier dei grandi. Stanno intagliando il legno.
Una ragazzina ha costruito una balena meravigliosa.
Sono tentata di corromperla per farmela dare e regalarla a mio figlio, ma ho da poco scoperto che chi non si comporta bene può essere denunciato dagli altri tramite apposito modulo, e le varie denunce vengono poi visionate dalla commissione di giustizia gestita dai bambini.
Visto mai che mi ritrovo in causa con i bambini di Kapriole ?!?
Non sarebbe affatto carino sporcare la mia fedina penale-educativa in questa maniera.
Magari la balena me la compro in centro....

C. sempre con me.
Mi porta a pranzo.
Mamme ansiose-igieniste tenetevi forte.
Il pranzo arriva nella cucina.
I bambini prendono un piatto, una posata,un bicchiere.
Si riempono il piatto e vanno a mangiare dove vogliono.
Alcuni in atelier, altri in un tavolo davanti la segreteria, altri ancora in cucina appollaiati sugli sgabelli.
Nessuna tovaglia. Nessun tovagliolo.
Chi finisce porta le cose a lavare e poi si mette a giocare e magari capita che mentre un bambino lavora il feltro quello a fianco mangia ancora carote.
Ma vi assicuro che a viverla sembra una situazione di estremo buonsenso.
Penso ai bambini nelle mense. Alla confusione che regna sovrana e ai gesti di insofferenza di chi vuole alzarsi.

Dopo pranzo faccio un bollettino della giornata di oggi e di quella di ieri.
In due giorni:
- non ho sentito nessun bimbo piangere;
- non ho assistito a nessun litigio;
- non ho visto nessun bambino fare dispetti o "sgambetti morali"
- non ho sentito nessuno urlare, nè bambini nè adulti.
- non ho visto nessun adulto perdere la pazienza, nè innervosirsi.

Passo il tardo pomeriggio seduta su una poltrona nel corridoio.
Osservo i bambini. Ecosistemi scolastici.
Avete mai osservato i pesci in acquario? All'inizio sembra che vaghino tutti confusamente, a caso.
Poi guardando meglio si nota che ci sono delle gerarchie, delle dinamiche ben precise, dei ruoli.
E si sta con il naso incollato al vetro per cercare di carpire qualche segreto.
I bambini come tanti pesciolini colorati.
Io la spettatrice, muta nella terra dei pesci parlanti.

Anche oggi è stata una giornata splendida.
Ho scritto molto.
Pagine e pagine, appuntato pensieri, suggestioni, immagini.
Se solo riuscissi a portare una briciola di quella che è Kapriole da noi, una capriolina, un rotolamento...
Vorrei raccontarvi molte cose, ma ora sono troppo stanca.
Oggi mi è stato dato un documentario sulla scuola con sottotitoli in italiano.
Quindi preparatevi, al mio rientro cineforum a Serendipità, con contorno di carote fucsia, bretzel e birra.







martedì 12 novembre 2013

Novembre

E così, dopo due belle settimane di sole e caldo inaspettato, alla fine novembre si è rivelato per quel che è, il mese dell'acqua, della pioggia, del freddo che inizia, dell'autunno. Non ho mai amato questo mese, troppo grigio, tropo buio, troppe vecchie malinconie che tornano a galla. Eppure quest'anno è diverso.

Lunedì, la bufera che scuote i nostri risvegli. Ci domandiamo se qualche bambino verrà a scuola o se prevarrà la paura per la strada così-così, per il parcheggio-acquitrino, per il freddo. Uno dopo l'altro invece arrivano i bambini, coi genitori coraggiosi, imbacuccati nei loro impermeabilini, trafficando con ombrelli che non stanno fermi con questo ventaccio. Per la prima volta in due mesi di scuola riusciamo ad stare di fuori soltanto per dieci minuti, unico momento in cui il vento si placa un pò, per tornare poi a soffiare più forte di prima, volano rami sulla strada, per questa volta è meglio tornare a giocare dentro. Accendiamo il caminetto e ci dedichiamo all'arte: oggi autoritratti! Srotoliamo il rotolone di carta per disegnare e a turno ci stendiamo sopra. Ognuno sceglie una posizione da lasciare su carta: cui dritto, chi sul fianco, chi "come quando salto" o "come quando corro". Tracciamo il nostro contorno, il segno che il nostro corpo lascia sulla carta, il nostro passaggio. Come è fatto il mio corpo? Ci alziamo per vedere che forma abbiamo, per capire la dimensione dello spazio che occupiamo, per avere la percezione visiva, su carta, della nostra traccia. Questo è il mio corpo, questo sono io. Ma cosa c'è dentro di me? Di che colore mi sento? Domanda incredibile che apre alle più variopinte risposte. Pennarelli alla mano abbiamo tirato fuori i nostri colori per riporli dentro la traccia fresca del nostro corpo appena disegnato, qualcuno si è fatto di mille colori, qualcun'altro ha colorato soltanto i piedi, qualcuno soltanto gli occhi, chi ha scritto il suo nome e chi ha trasformato la propria sagoma in un mostro. Eccoci, siamo noi, il nostro dentro e il nostro fuori, come ci vediamo/sentiamo dentro, lo spazio e la forma che abitiamo fuori. 

Martedì, leggero miglioramento climatico! Oggi si può tornare a correre nei campi, all'avventura, a caccia di tutto quello che la natura può offrirci. Ma martedì è anche il giorno della musica, se lo ricordano bene soprattutto le nostre ballerine e i nostri ballerini, che propongono di fare il gioco dei semini (vi ricordate? ne abbiamo parlato qualche post fa...). Così eccoci di nuovo a mettere coperte alle finestre per creare la giusta atmosfera, a sdraiarci nel pavimento per trovare ognuno la sua cuccia iniziale, in cui chiudere gli occhi, rilassare il corpo e aspettare che la musica risvegli l'istinto al movimento, alla danza. Oggi la nostra è una danza di volo: i bambini e le bambine dicono di essere piccoli bruchi che piano piano si trasformano in farfalle e danzano e volano per tutta la stanza, dicono di stare bene in questa danza, di sentirsi leggeri, per questo vogliono rifarlo ancora, e ancora, e ancora. 
E' così bello che il pomeriggio ripetiamo l'esperienza del volo con un'altra musica. E' così bello che si uniscono alla nostra danza anche due mamme e una sorellina arrivate a prendere le loro cucciole. 

Novembre è sempre stato un mese da me poco amato, davvero poco poco amato. Eppure quest'anno è diverso. Perché il grigio, il buio e la malinconia si sciolgono al suono delle nostre risate serene, dei nostri corpi che danzano, delle nostre corse nei campi, delle difficoltà che impariamo a superare, delle scoperte che ogni giorno facciamo, grandi e piccoli, tutti insieme, qui, in questo piccolo luogo pieno di amore e di vita che è Serendipità. Grazie!

per chi volesse, questa è la canzone del volo delle farfalle


veronica

Kapriole nell'aria

Ciak 4.
Il primo tentativo troppo cinico, facile distruggere la scuola pubblica dopo aver visto Kapriole..
Il secondo sembrava un romanzo realistico, descrizioni infinite e minuziose.
Il terzo confuso.
Il quarto.

Nora la mia compagna di stanza 14enne mi accompagna a scuola.
Lei entra dalla parte dei grandi, io devo andare dai piccoli.
Seguo un gruppo di nanetti, una sola mamma ad accompagnarli tutti.
Hanno tutti abiti da battaglia, tute tecniche da montagna, zainetti con cinghie e moschettoni, borracce che spenzolano, stivaletti.
Corrono verso l'ingresso, ridono, scherzano.
Prima osservazione: la scuola non è rinchiusa dentro nessuna recinzione, cinta muraria, filo spinato.
Mi vengono in mente scene di ansia genitoriale italiana....

Vengo accolta dal team di insegnanti, sono in cucina a bere un thè e a confrontarsi sulla giornata che sta per cominciare.
Tutti parlano inglese, mi danno il benvenuto, grandi sorrisi e calore.
Mi vengono in mente scene del mio tirocinio, della relazione e comunicazione che ho visto tra le insegnanti.

Faccio il giro turistico della scuola, dalla parte dei piccoli.
Falegnameria ( vera!!), atelier, tipografia, cucito, palestra, sala prove ( con tanto di batteria), tedesco, matematica, montessori, lego, magnifici giochi e strutture autoprodotte....
Mi mostra lo schema giornaliero, delle attività che si svolgeranno durante la mattinata.
I bambini possono scegliere se partecipare o meno alle lezioni.
Due insegnanti sono liberi, per loro osservazione e sostegno a chi ne ha bisogno.

Studio bene il piano della giornata, scelgo incautamente di seguire i bambini che fanno l'uscita nella foresta.
Ah si, perchè dietro la scuola inizia la foresta nera.
Partiamo, io vestita da italiana sprovveduta nel paese dei geloni.
Loro perfettamente imbacuccati.
Fuori ghiaccio, gelo, e "bromboli".
Ai piedi della foresta ci attende una guardia forestale. Una via di mezzo tra Rambo e un elfo dei boschi.
Sopracciglia inverosimilmente pelose e bionde, cappellino da taglialegna, pellicciotto verde, pantaloni tecnici e stivali termobionici.
Ha un cane con sè, nero.
Parla a lungo con i bambini
Inutile dire che non capisco nulla.
Fortunatamente con noi ci sono anche due tirocinanti che con estrema sensibilità comprendono la mia sordità linguistica e ogni tanto mi rendono partecipi di cosa accade.
Prende una scala, si arrampica, tira giù un nido, lo mostra ai bambini.
Proseguiamo.
Parlano ancora. Inizio a sentire freddo.
I bambini con le tute termiche ( postilla per genitori della nostra scuola: quelle che vogliamo comprare per serendipità!) si arrampicano, scivolano sulla terra bagnata, ghiacciata.
Proseguiamo.
Osservazione dei funghi, finalmente vedo per la prima volta nella mia vita il fungo dei puffi.
Loro parlano ancora, inizio a non sentire più la punta dei piedi.
Proseguiamo.
Si fermano di nuovo a parlare.
Il tirocinante mi spiega che parlano di insetti. Io inizio ad avere un principio di assideramento.
Inganno il dolore che avanza raccogliendo foglie, ghiande, strane bacche, pezzi di corteccia.
Intanto faccio prove mentali del mio brillante discorso in inglese per spiegare a tutti che a breve perderò l'uso degli arti inferiori e che penso sia utile per me tornare a scuola.
Per fortuna un bambino dice all'insegnante che vorrebbe rientrare, mi chiedono se sono disposta a riaccompagnarlo.
Accetto . Si aggregano altre due bambine.
Mentre godo silenziosamente e mi pregusto mentalmente il tepore della scuola, mi accorgo che i bimbi si sono fermati.
Vogliono prendere una scorciatoia. Quindi...tutti giù nel burrone! Yuppie! Sento le ginocchia che fanno cric, le suole piatte non sono di aiuto.
Ne esco incolume.
Mi immagino da fuori, si ricorderanno di me i bambini...l'italiana goffa.

Dentro la scuola vago un pò .
Assisto ad una lezione di grammatica, 5 bambini attorno all'insegnante, materiali autoprodotti.
Imparo dai bambini a cardare la lana.
Vado in falegnameria, aerei, labirinti, traforo, seghe.

Arriva Marina, l'insegnante italiana.
Parliamo a lungo degli esami, della scuola italiana.
Mi racconta che in 20 anni, da quando Kapriole esiste, i ragazzi hanno sempre avuto agli esami dei risultati di gran lunga superiori alla media.
E tutto questo...scegliendo loro quando frequentare le lezioni.
Il pensiero vola ancora ai genitori e agli insegnanti italiani. Scegliere quando frequentare le lezioni.
Mhh.... Questo significa che per 3-4-5 anni un bambino potrebbe non frequentare mai. Mhh....
Immagino i commenti, come l'ultimo di una signora che ha partecipato il mese scorso al workshop sulle scuole libertarie a Fermo "So io qual'è il bene per mio figlio!!"

Andiamo dai grandi.
Sembrano delle creature giganti, sproporzionate.
La scuola da loro è ancora più incredibile che dai piccoli.
Atelier, candele, ceramica, scultura, falegnameria di alto livello, biologia, cinema, sala prove, salotto e cucina comune, spazio spazio e spazio !!!
Assisto ad una lezione di matematica, non riesco a trovare l'insegnante.
Mi aiuta Marina, era mimetizzato tra i banchi ad aiutare i ragazzi.
Sento suonare, seguiamo la musica.
Un ragazzo suona divinamente il pianoforte.
Marina mi racconta che ha imparato da solo, grazie a youtube.
Chiedo più volte se sia vero, sono incredula. Il ragazzo conferma.
Non riesco ad andarmene.
Mi metto alle sue spalle.
Piango. Piango e non riesco a fermarmi. Vorrei portare tutti i miei cari in questa stanza, accanto a me.
Questo ragazzo non ha fatto altro per un anno che imparare a suonare, e per fortuna !!!
M. mi racconta che quando è entrato era un ragazzo difficile, definito problematico nella scuola pubblica.
Genio compreso a Kapriole.
Tra le lacrime penso a mio figlio, vorrei fosse qui.
Vorrei questa scuola per lui, per tutti i bambini che conosco e per tutti gli altri.

La giornata prosegue tra osservazioni, domande, spunti, meraviglia, tutti accompagnati dalla sensazione di essere nel posto giusto.
Kapriole è straordinaria nella sua ordinarietà.
Sembra tutto così normale che si esce sconvolti pensando a quella che ci è stata fatta credere fosse la normalità.
Qui si sollevano infinite questioni:
importanza delle pluriclassi, della scelta, del gioco libero, il ruolo degli insegnanti, il supporto alle famiglie, l'importanza della felicità, il peso della libertà.
Ma questo è un diario di viaggio non un saggio.
Non voglio neanche fare polemica.
Ancora una volta giunge in mio soccorso Korczak:
" Come, quando, quanto, perchè?
Intuisco numerose domande che aspettano una risposta, dubbi che cercano un chiarimento.
E rispondo: -Non so-.
Ogniqualvolta, mettendo da parte il libro,comincerai a dipanare le tue idee, il libro avrà raggiunto il fine che si era proposto. Se sfogliandolo in fretta, cercherai prescrizioni e ricette, lamentandoti perchè ve ne sono poche, sappi che se rinverrai consigli e indicazioni, ciò accade non grazie, ma contro la volontà dell'autore.
Non so e non posso sapere in che modo genitori sconosciuti, in condizioni che ignoro, possono allevare un bambini che non conosco. "

Mai incipit di un libro di educazione fu più onesto.
In un momento come questo, dove siamo frastornati da innumerevoli esperti, ognuno con una sua idea di educazione, io credo che responsabilità di ciascuno sia trovare la propria.
Fidarsi dell'istinto, del buon senso, ascoltare i propri figli e i bambini che si incontrano quotidianamente a scuola. E curiosare, sempre. E studiare, sempre. Con spirito critico, certo.
Chi si ferma è spacciato, schiacciato, triturato dall'ignoranza e con lui tutti gli uomini in crescita che incontrerà.
E' possibile sbagliare certo, ma è sciocco non ammetterlo nascondendosi dietro il principio della coerenza.
Diffidate da chi non sbaglia mai, dalle insegnanti che ogni anno ripetono lo stesso programma, diffidate di chi si proclama portatore di verità..

20 insegnanti oggi si incontravano, come tutti i martedì, per individuare difficoltà, possibili rotte da seguire.
Per dichiarare a tutti i propri dubbi e trovare assieme soluzioni.
20 adulti sorridenti, sereni.
In 8 ore, con 150 alunni, nessuno ha mai alzato la voce. Piuttosto ha guardato negli occhi, parlato dolcemente. Atteso.

Che ognuno di noi possa trovare un momento per incontrarsi.
Per individuare difficoltà e nuove soluzioni.
Che ognuno di noi possa essere un adulto sereno e sorridente.
Che non debba ricorrere ad urla e grida.
Che sappia guardare negli occhi, parlare dolcemente.
Che sappia attendere






lunedì 11 novembre 2013

petit reportage

ore 8:45 treno regionale per Roma.
Quasi 4 ore di viaggio, adoro fare i viaggi in treno.
In particolare nei regionali, treni lenti, gente "caciarona", infinita nuance di odori e casistiche umane.
Spero sempre nei ritardi, affinchè il viaggio duri più a lungo.
4 ore per me, in cui dedicarmi al lusso dei lussi, leggere, quello che voglio..
Frugo nella biblioteca del mio compagno, vasta, troppo.
Alla fine ripiego per uno dei miei testi..." come educare il bambino " di Janus Korczak.
Un libro agognato, desiderato a lungo e finalmente tra le mie mani.
E un tempo anch'esso agognato, tutto da dedicargli.
Insomma sono sul treno, con il mio libro. Mi costruisco un nido di fortuna con sciarpe, maglioni e giacche.
Angolo sicuro da dove osservare il mondo circostante, ricordi nostalgici dell'infanzia " se faccio piano non mi vedono, sono invisibile, posso guardare tutti senza essere vista".
Durante il viaggio solo due persone mi si mettono accanto, guarda caso entrambe mamme con bimbi al seguito.
Inizio a pensare che questa faccenda dei karma sia vera...
In entrambi i casi assisto a scene poco edificanti.
Prima mamma, entra con il passeggino, il bimbo di 3 anni all'incirca, smartphone incollato all'orecchio, tono di voce impostato sulla modalità "lite da reality show".
Piazza il bambino sul sedile, gli rifila pezzi di pizza in bocca continuando a urlare al telefono.
Non un sorriso, non un gesto di cura nei confronti del piccolo.
Neanche lo guarda, i suoi occhi puntano all'orizzonte.
Finisce la pizza, il bambino, credo spinto da un moto sanamente vitale, cerca di farsi notare.
Canta, sorride alla madre, a me, si muove sul sedile, freme.
La madre. Nessuna reazione.
Continuano entrambi così per un quarto.
Lui che sembra dire " Ci sono anche io"
Lei che sembra pensare " Non c'è nessuno con me".
Il bambino cade, lei chiude la telefonata, con rabbia gli dà un leggero schiaffo e lo intima di stare seduto.
Il piccolo è perplesso, ferito dalla ferocia gratuita della mamma.
Lei mi guarda, vede che osservo tutto e torna a guardare fuori.
Penso. Cerco di immaginare scene felici tra loro. Immagino lei con il piccolo appena nato tra le braccia.
Immagino scene di commozione, le associo alle mie. E se così non fosse stato?
Chi sono per giudicare il suo comportamento, cosa conosco della loro vita?
Non ho il diritto di intervenire. Mi limito a sorridere complice al bambino.  " Io ti vedo!".

Seconda mamma.
Anche lei munita di smartphone. Nessuna telefonata per lei, solo foto.
Passa tre quarti a scattare foto ai suoi due bimbi, vittime della tecnologia.
La più grande, vanitosa, si mette in posa, sorride artificialmente, vuol vedere com'è venuta, vuole rifare gli scatti. Schiava dell'immagine o semplice passatempo?
Il piccolo si rifiuta, non vuole sorridere. Aria torva, imbronciata.
La mamma lo incita a sorridere. All'inizio dolcemente poi sempre più severamente, fino al tono imperioso " Ridi!!". Certo signora, così certamente suo figlio le obbedirà.
Un cà mastino che ti ringhia contro e tu ridi, forse ancora il piccolo non ha imparato l'arte di esorcizzare la morte, è per questo che non ride, ma vedrà che presto imparerà a farlo.
Per lo meno per sopravvivenza...


ore 13:40 autobus per Roma Ciampino.
Poco da dire qua, tutta l'attenzione era volta a tenere stretto  il sedile davanti per attutire le frenate dell'autista romanaccio, che correndo come un pazzo inveiva contro tutto e tutti, urlando " A li mortacci tua".
Imprecazione rivolta persino ai turisti spagnoli della prima fila che ridevano sguaiatamente della caricatura animata che l'autista forniva.

ore 16:55 aereo per Karlsruhe Baden-Baden
Tralasciamo il racconto delle 3 ore di attesa, sicuramente stimolante per un antropologo ma troppo lungo da riportare.
Piccolo appunto invece sull'incontro con un signore di 76 anni, di origini italiane ma tedesco di importazione da 54 anni. La sua vita è là, ma ogni anno torna in Italia due volte, la prima per vendemmiare , la seconda per raccogliere i frutti del lavoro, caricando i 150 litri di vino che autoproduce.
Dice di non rimpiangere l'Italia, racconta di sua moglie morta 25 anni fa, dei suoi due figli che hanno potuto studiare e fare carriera.
Il suo viso una fitta trama di vissuti, cicatrici, pelle indurita dalla fatica e levigata dal freddo.
Stile da pastore abbruzzese, ma sprint da adolescente in inter-rail.
Mi racconta di un viaggio in Perù fatto dieci anni prima, e mi viene una sana invidia nei confronti della sua carica senile. Saliamo sull'aereo e lo perdo di vista.
Lo cerco inutilmente per sedermici accanto e continuare i racconti.
Trovo invece posto accanto al finestrino,un finestrino un pò decentrato a dir la verità, troppo spostato in avanti rispetto al mio posto.
Mi sento schiacciata tra la parete dell'aereo e i due passeggeri che mi stanno a fianco.
Capisco cosa si provi a soffrire di claustrofobia.
I miei pensieri volano, mi immagino in preda ad un attacco di panico, che scavalco maldestramente i due malcapitati e mi sdraio in mezzo al corridoio con le due hostess tedesche che tentano invano di spostarmi.
Sto peggiorando la situazione, mi calmo.
respiro, l'aereo parte.
L'unica cosa che ricordo è il commovente tramonto al di sopra delle nuvole. Rumore di scatti, lo stupore è collettivo.
Poi come in sala operatoria, " Signora conti fino a 10", " 1,2,...3..............4........................"
Fortunatamente crollo.
Mi risvegliano i rumori di cinture,il bip dei segnali, Stiamo atterrando.
Sotto di noi, fili di perle, ragnatele bagnate dalla rugiada.

ore 19:00 passaggio in camper fino a Offenburg
La mia amica Carmen mi accoglie all'aeroporto.
Lei è pimpante, io sono provata dallo schock termico.
saliamo in camper, mi portano alla stazione.
Un'ora di strada, mille motivi per trasferirmi sparsi lungo il tragitto.

ore 21:00 treno per Freiburg
Anche qui pochi ricordi, di nuovo anestesia.
Solo piccola osservazione sulla tranquillità di girar di notte in una stazione, sensazione provata raramente in Italia.

ore 22.00 passaggio in macchina
Wolfgang mi viene a prendere in stazione.
Lungo il tragitto verso casa si scusa per la lentezza.
Percorriamo un tratto lungo il quale la velocità massimo è di 30 km/h, tutti la rispettano.
Mi spiega che in Germania sono tutti molto sensibili ai rumori, e questo limite è stato messo per rispettare la tranquillità notturna degli abitanti della zona.
Mi domando se da noi una cosa simile sarebbe possibile...


ore 22:30 pace dei sensi.
Arrivo a casa di Nazzarena.
Vengo accolta da voci amiche, riunione di italiani in procinto di aprire un'associazione culturale.
Mi cullo tra i loro dialoghi, seduta su un trono a capotavola, rispondo con estrema lentezza alle loro domande.
Sto bene qui.
Divido la camera con Nora, 14 anni.
Alla porta appeso l'orario scolastico, noto già le prime differenze.
Accanto a geografia, grammatica, trovo ceramica, falegnameria, danza, canto. Stessa quantità di ore, stesso peso.
Aumento esponenziale della mia curiosità.
Kapriole, sto arrivando!