domenica 19 giugno 2016

CONOSCIAMO IL LILLIPUT

Per le famiglie iscritte al progetto educativo del Lilliput per il prossimo anno, 2016-2017 e per tutte quelle interessate, abbiamo organizzato 3 incontri per conoscere gli approcci pedagogici a cui si ispira il nostro progetto.

Nell'ottica della co-responsabilità  e delle scelte consapevoli da parte delle famiglie che aderisco al progetto, presentiamo e riflettiamo insieme sull'approccio alla pedagogia montessoriana, sull'outdoor education, sulla libera scelta dei bambini, sull'alfabetizzazione emotiva, sulla cittadinanza attiva e sulla comunicazione non violenta.
Inoltre, veranno anche prese decisioni organizzative di comune interesse per gli iscritti.

Gli incontri si terranno al Lilliput, situato nella casetta all'interno dei Giardini di PiazzaNuova, Via Vicolo Vitalioni n 9,  in data mercoledì 22, 29  Giugno e mercoledì 6 Luglio, dalle ore 18e 30 fino alle ore 20.
Per qualsiasi info e per confermare la presenza, ricordiamo necessaria per gli iscritti al nuovo anno, chiamare il numero 347-7529732 o scrivere a lilliputosimo2013@gmail.com.


martedì 3 maggio 2016

CHILDFREE ZONE


Stanchi di capricci, pianti, risate troppo rumorose, espressioni eccessive di gioia? Non preoccupatevi, da qualche tempo potete vivere la vostra vita evitando accuratamente contatti con quelle specie di esseri umani, quelli piccoli, sì,proprio quelli ìl! Quelli lì che fanno i capricci e puntano i piedi, che si buttano per terra e piangono, quelli che hanno la bocca sempre sporca e le mani indecenti, che starebbero tutto il giorno a rotolarsi nel fango come maiali. Quelli che ridono troppo forte, corrono e passano i loro tempo a perdere tempo. Sono sempre esagerati, qualsiasi cosa facciano...come si chiamano?.. ah, sì, bambini, sì, si chiamano bambini, lo stavo dimenticando. Un nome volutamente carino, scelto appositamente per nascondere dietro un'innocua dolcezza un terribile mostriciattolo, programmato per devastare la vita di adulti equilibrati e rilassati. Ecco, vogliamo rassicuravi: il programma CHILDFREE ZONE sta procedendo alla grande. Eh sì, all'inizio non potevamo essere così espliciti, pena una sollevazione popolare. I tempi non erano maturi: abbiamo dovuto lavorare lentamente e nell'ombra, per trasformare le città e le coscienze, renderle intolleranti ai nanerottoli e alla loro sub-cultura. Abbiamo iniziato mettendo in pericolo i loro giochi di strada, riempiendo le vie di auto, moto, camion. Li abbiamo relegati in territori sempre più circoscritti e recintati, delle specie di riserve. Ce ne abbiamo messo di impegno e ora stiamo raggiungendo grandi risultati: i giardini pubblici hanno i recinti, le scuole hanno i recinti, nelle piazze abbiamo imposto ti tirare la palla solo rasoterra, presto estenderemo il divieto a qualsiasi forma di gioco. Per la spiaggia abbiamo avuto grandi risultati, per tutto il resto è solo questione di tempo. Piano piano stiamo restringendo il loro campo d'azione anche negli spazi che gli abbiamo riservato: guardate la scuola, per esempio! I giardini sono inutilizzati, la capacità del personale di dominare quelle piccole menti con facili ricatti ha raggiunto ormai ottimi livelli. Oh si, è vero, ci sono sempre dei casi difficili, i bambini vivaci, che non accettano le nostre regole, i ribelli... tranquilli, anche per loro abbiamo investito tempo e risorse: ormai una segnalazione speciale non si nega a nessuno e una pasticchetta di tanto in tanto non può che fare del bene. La ripugnanza che genera in noi l'infanzia ci ha spinto a precocizzare l'ingresso dei bambini nell'età adulta: che capolavoro abbiamo fatto con le bambine, già desiderose di tacchi e reggiseni a cinque anni! Abbiamo reso la condizione del bambino tanto indesiderabile quanto appetibile quella dell'adulto, cosicché sono i nanetti stessi a deplorare il loro status e a cercare di assomigliarci il prima possibile. L'infanzia è un attributo disdicevole, limitante, fastidioso. Crea disagio alla vita adulta. Per questo abbiamo deciso di restringere ancora di più gli spazi in cui quelle sottospecie di creature possono vivere. Ci sono già diverse compagnie aeree che hanno sposato la nostra politica creando voli childfree, così come anche alberghi, ristoranti, musei, eventi di qualsiasi tipo. Siamo sempre di più ad aver compreso i nostri diritti di adulti, uomini e donne liberi, marciamo instancabili nella direzione della libertà! Diciamo NO ai bambini! Ora possiamo dichiarare i nostri obiettivi senza nasconderci, i tempi sono maturi, le coscienze mutate, giustificate da un coro di “oh, è giusto che se uno vuole volare tranquillo e rilassato lo possa fare, senza i bambini a disturbarlo” o anche “i bambini di oggi sono troppo maleducati per stare in pubblico”: siamo noi finalmente il politically correct e sono loro, i bambini e le bambine, oggi ad essere fuori posto, a creare disagio. Anche gli studiosi lo sanno: “una maggiore istituzionalizzazione dell’infanzia è necessaria, poiché la quotidianità degli adulti è organizzata in modo tale che i bambini vi rappresentano un elemento di disturbo.” L'infanzia disturba la quotidianità organizzata degli adulti, lo sappiamo ormai da tempo, ed è questo che ci ha portato ai necessari provvedimenti di cui sopra. Isolare e limitare. Negare ed escludere. Precocizzare e adultizzare. Adulti di tutto il mondo, abbiamo fatto tanto, possiamo fare ancora di più!
E non lasciatevi sviare da chi vi dice che i bambini sono persone. Che hanno bisogni. Che hanno il loro punto di vista, la loro visione, i loro sogni. Non lasciatevi impietosire da chi vi dice che i bambini fanno parte della vita tanto quanto gli adulti, forse anche di più, perché ci sopravviveranno e saranno loro la vita del futuro, i costruttori del mondo. Non date retta a chi vi dice che i bambini sono un'occasione unica per gli adulti, di tornare bambini con loro e recuperare un contatto profondo con se stessi, fondamentale per la serenità in qualsiasi età. Ignorate chi vi ripete che i bambini sono gioia, spensieratezza, entusiasmo, contagioso amore allo stato puro. Non cedete neanche quando vi diranno che i bambini sono specchi, specchi miracolosi in cui gli adulti possono vedere con chiarezza cosa li fa soffrire e cosa li può guarire, né quando vi diranno che un'infanzia vissuta pienamente e felicemente non solo è diritto di ogni bambino nato su questo mondo ma è anche l'unico modo per diventare adulti felici. Non credetegli, perché saremo adulti felici e senza disagio solo quando l'infanzia sparirà da questo pianeta.

Faranno un'ultima mossa per convincervi. Vi diranno: anche voi siete stati bambini...

Se sono stato bambino, io? Temo di sì, ma non mi ricordo. Non ho ricordi dell'infanzia. Mi ricordo solo poche cose...vaghe...il parco... il sole forse, e una palla... e una specie di desiderio... di giocare... e poi mi ricordo quel no, che risuonava minaccioso come una tempesta... e il mio braccio, così piccolo, strattonato e rimesso all'ordine... poi altre scene simili... ma vi ripeto, ho rimosso. Non voglio ricordare.
Sono un adulto equilibrato io. 




 

sabato 30 aprile 2016

centro estivo

Dal 13 giugno al 29 luglio Serendipità apre i battenti a tutti i bambini dai 3 anni in su .
In un contesto naturale ed educativo, i bambini saranno liberi di esprimere se stessi, di sperimentare, di collaborare e inventare.
A fianco alle proposte della nostra realtà ( falegnameria, teatro, danza, educazione cosmica, cura delle capre e degli abitanti del luogo, passeggiate, riconoscimento piante, laboratori manuali, tessitura, cucito, uncinetto, ecc...), i bambini saranno liberi di proporre e scegliere come gestire il proprio tempo.
Le attività prenderanno le mosse dalle assemblee dei bambini, organi decisionali delle esperienze libertarie.
La nostra pedagogia trae spunti da :
- approccio libertario;
- pensiero Montessoriano;
- comunicazione non violenta;
- pedagogia della lumaca di Zavalloni;
ma anche da Alice Miller, Emmi Pikler, Janus Korczak, Gardner e dalle recenti teorie e ricerche delle neuroscienze che sottolineano il valore dell'esperienza come momento fondamentale per lo sviluppo delle funzioni cognitive.

Per chi si iscrive entro il 13 maggio sarà applicato uno sconto alla tariffa totale.
Per info sui costi e le modalità di iscrizione potete inviare una mail a lilliput2009@hotmail.it

martedì 19 aprile 2016

21 anni

Ho 21 anni.
La mia terra è lontana.
Così lontana che anche i ricordi iniziano ad esserlo.
Ricordo la polvere in bocca, i colori della vita in tutte le sue forme che trasudano speranza.
Ricordo i miei amici, ogni tanto ci sentiamo.
Mi mancano.

Lavoro da quando ho 4 anni.
Ricordo le scintille della saldatrice negli occhi, a dire la verità sono le mie cicatrici a ricordarmelo.

Mio fratello ha 4 anni.
Sta male.
Una pentola di acqua bollente addosso.
Provo una sensazione di vertigine e stordimento a pensarci.
Il corpo ustionato, con quel sole cocente coi tuoi 4 anni.

In paese dicono sia stata una maledizione.
Odio le maledizioni.
Anche per questo sono andato via.

E poi il cammino.
E poi la barca, se proprio così vogliamo chiamarla.
E poi il mare.
E la notte, e il buio e il silenzio e lo sciabordio delle onde.

Ho sempre sognato di vedere il mare.
Fantasticavo di nuotarci mentre le scintille illuminavano il mio corpo.

Forse voi non riuscite ad immaginare cosa possa voler dire stare dentro un guscio di noce rovesciato, pieno fino all'orlo, tanto che i bordi coincidono col mare sconfinato.

L'acqua entra, il freddo avvolge le ossa.
La sete asciuga le bocche e gli occhi.
Il resto è terrore.

Una traversata sulla schiena di un coccodrillo affamato.

Non voglio la vostra compassione, non me ne faccio nulla del vostro peccato originale,
che poi di originale non ha proprio nulla.


Ho 21 anni.
Faccio il maestro.
Mi sveglio alle 7:00.
Alle 8:00 sono a scuola con i miei bambini.
Appena mi vedono mi abbracciano e mi sorridono.
Giochiamo in giardino.
Facciamo passeggiate e contempliamo gli animali.
Insegno anche a leggere e a scrivere.

Mi chiamo Salif.
Ho 21 anni.
Vivo in Italia.
Ho il Mali dentro.
Faccio il maestro e insegno la vita.
Prendo al volo i calabroni e parlo alle farfalle.
Ho la delicatezza di una brezza e la forza di un baobab.
Conosco il linguaggio degli animali, me lo ha insegnato mio nonno.
Ora sono alunno e maestro.
Uguaglianza nella diversità è la mia ricchezza.
Lo sguardo il mio metodo.
Per voi sono un clandestino.
Per i bambini il loro maestro.
Insegno la rinascita e la sopravvivenza.

Parlo poco ma ho dentro il mare sconfinato,
e in quel guscio ora mi sento a casa,
col sorriso guardo il cielo
e lascio che la corrente mi guidi.





sabato 9 aprile 2016

Tulipano


C’è stato un momento che più di altri ricordo con nostalgia.
Ricordi il mercato dei fiori?
Mano nella mano indossavamo il nostro amore novello con orgoglio come un prezioso cameo.
Scegliemmo cinque bulbi di tulipano,
rosa antico, così ce li vendettero.
L’autunno fece il suo debutto e ci trovò chini sull'umida terra a scavare il nido che li contenesse,
in attesa di una primavera che ci avrebbe salvati dal freddo.
Poi arrivò l’inverno.
Il mio inverno.
Vidi come la guardasti.
Fui discreta con me stessa,
lanciai un solo sguardo furtivo ai miei sentimenti.
Non volevo essere scoperta.
Nuda sotto il faro dell’inverno.
Allora indossai un cappotto, il più pesante che avevo,
quello di mia nonna, che poi fu di mia madre.
Ho aspettato, vegliando il tuo uscio in attesa di un segnale, una parola, un gesto.
Eri così felice, di una felicità che stentavo a riconoscerti.
Poi iniziasti a parlarmi di lei.
Io,
che da bambina non feci  altro che aspettarti,
cercando ciò che mi era stato negato.
Una violenta scossa di potente magnitudo mi travolse, dilaniando e separando pezzi di me,
e in quell’abisso creatosi precipitai.
Era buio.
E freddo.
Hai mai sentito il rumore dell’oscurità?
Hai mai urlato senza voce?
Sai cosa si prova ad avere il gelo nei piedi e la brina nelle arterie?
Gli occhi si appannano,
i pensieri si fanno cupi e confusi.
Il cuore è il mio bulbo,
il suo nido il mio mausoleo,
la tua gioia la mia tomba.
Poi la paura divenne rabbia,
il sangue si sciolse e come lava eruttò infiammando le periferie.
Ti presi, guardandoti.
Con tutta la potenza delle mie mani strinsi le tue,
piccole e fragili.
La mia paura divenne la tua paura.
La mia confusione la tua eredità.
Dovevi spiegarmi come potesti amarne un’altra,
ma le parole non sono il tuo forte,
non in quel momento e non con me che cercavo di estirparle come erbacce.
Riconobbi quello sguardo.
Un’antica memoria mi disse di averlo già incontrato,
ma non sono mai stata fisionomista.
Sono io tua madre, come hai potuto dispensare affetto ad un’altra donna?
La mia corona di petali appassì immediatamente, temetti di aver perso tutto.
La tua spensieratezza divenne la mia inquietudine.
La mia inquietudine divenne la tua fragilità.
Ora hai freddo.
Copriti.
Prendi il mio cappotto e usciamo, i tulipani sono sbocciati.


Dedicata a tutte le mamme e ai loro cuori, che perdono gocce di sangue di fronte ai primi passi dei propri figli nel mondo.
Dedicata a tutti le mamme che hanno pensato di non esserlo più vedendo l’amore dei figli nei confronti di altri adulti.
Dedicata a tutte le mamme che sono state bambine che hanno avuto cappotti pesanti da indossare che coprivano i loro sentimenti.
Dedicata a tutti i figli che sostengono il peso delle nostre fragilità.
Dedicata a noi esseri umani, così nudi di fronte alla vita.

Dedicata alla vita, che sboccia anche quando ci sembra che sia ancora inverno.