domenica 29 marzo 2015

Ode al lavoretto. No scherzavo...odio il lavoretto

E' Pasqua e immancabilmente le temute pulizie si avvicinano.
Ho deciso di partire da quelle virtuali e sistemando le cartelle mi sono imbattuta in questo documento, scritto di getto 4 anni fa, estenuata da uno dei flagelli che affliggono l'infanzia, il lavoretto.
Mi auguro che nessuno si senta offeso nè giudicato, prendetelo come una riflessione ironica di una giovane mamma all'epoca 23enne, alle prese con alberelli friabili e scatole di bigliettini da sistemare.
Buona lettura 

Lavoretto, scusate ma devo proprio dirvelo, quando sento la parola “lavoretto” mi sento male.
Comune definizione di “lavoretto” : artefatto omologato realizzato per l’80% dalle insegnanti e dal 20% dai bambini ma in maniera guidata dalle insegnanti. 
Scopo del lavoretto: gratificare il genitore e dimostrare allo stesso che il bambino quando è a scuola fa tante cose interessanti, creative e divertenti. Quindi quant’è bravo il bambino e che brava maestra che ha.
In realtà il lavoretto porta via tantissimo tempo alle insegnati ( reperimento materiali, preparazione dei pezzi da assemblare), occorre trovare un momento in cui “braccare” i bambini per fargli fare la loro parte tipo impiastriccare la mano nel colore e poi lasciare una smanata su un foglio, la quale verrà pazientemente tagliata dalla maestra, incollata su un altro supporto dove verranno applicati altri materiali e scritte frasi a forte impatto o a ricordi di momenti vissuti dai bimbi.
Ma mentre le insegnanti si danno tanto da fare, i bambini cosa fanno ? Scorrazzano liberi per l’aula o sono impegnati in altre attività o le insegnanti si lasciano il lavoro di montaggio dei pezzi e messa in bella dell’opera per altri momenti tipo dopo cena…?
Questo lo lasciamo alla vostra fantasia, alle vostre esperienze di contatto con il mondo della scuola e alla vostra fiducia e buona fede.
Inoltre, cosa ne è dei lavoretti una volta giunti a casa? Nella migliore delle ipotesi la mamma lo accoglie con grande gioia, lo sistema nel migliore angolo della casa mostrandolo a tutti coloro che entrano : “guarda cosa ha fatto Giovannino oggi a scuola! “, questo se si tratta del primo lavoretto naturalmente. Quando la carovana inizia ad aumentare, quando la polvere accumulata tra gli interstizi della carta igienica mummificata con della colla vinilica si dichiara repubblica autonoma allora si che iniziano i problemi.
La mamma inizia a vedere i lavoretti come nemici, deve fingere stupore e gioia quando il figlio li porta a casa, nel frattempo sta però studiando la maniera per farli sparire o segregare nell’angolo più remoto dello sgabuzzino. In questa secondo ipotesi il problema è semplicemente rimandato di 18 anni…

Ma la domanda è questa: a cosa servono i lavoretti ? Abbiamo visto che sottraggono molto tempo all’attività scolastica, sono quindi necessari?
Non sarebbe forse meglio creare un’apposita area dove i bambini possano essere liberi di entrare e creare ciò che desiderano utilizzando diversi materiali, strumenti e supporti che trovano sempre a disposizione e pronti per l’uso?

Credo che sia molto più sano educare un bambino alla scoperta della propria creatività piuttosto che all’indottrinamento estetico.
Credo che sia buono e giusto immergere i bambini in un clima artistico sereno e positivo, esporli al’arte e al buon gusto il più possibile, senza forzature. Agire sempre in maniera indiretta attraverso l’ambiente, ad esempio lasciando quadri o libri d’arte a disposizione dei bambini.
Una contaminazione silenziosa che deponga in loro il seme della bellezza e che venga lasciato maturare secondo il suo tempo e libero di esprimersi nel momento in cui esploderà in tutta la sua rigogliosità.

Credo che i lavoretti e la sciocca mania di farli ovunque e comunque annienti la libera espressione dei singoli bambini.
Inoltre mina la loro autoaffermazione e sicurezza personale, nel dover portare a termine lo stesso lavoro i bambini inevitabilmente compiono dei paragoni con gli altri, si confrontano e si giudicano.
Diventando i peggior giudici di se stessi. Ho visto bambini rifiutarsi di toccare un colore autoescludendosi da questa importantissima forma di espressione perché non si sentono abbastanza bravi, perché tizio sa fare meglio e caio non fa fuori dai margini.
Ah, avevo dimenticato di dire che si tratta di bambini di 4-5 anni.
Ledere l’autostima di un bambino in fase pre-scolare in nome del dio lavoretto mi sembra una forzatura ingiustificabile.
Il più bel frutto e risultato da portare a casa per un genitore non dovrebbe essere la serenità del bambino, lo sviluppo della sua autonomia e della sua identità?
Le scuole non dovrebbero lavorare su questo? Sul lungo traguardo, quello della vita??


lunedì 2 marzo 2015

18-19 aprile workshop teorico-esperenziale alla scoperta di una realtà di educazione libertaria

Siete curiosi di conoscere da vicino Serendipità?
Volete saperne di più sull'approccio educativo libertario-democratico? 
Siete interessati a capire come gestire praticamente la libertà dei bambini all'interno di una realtà scolastica?
Allora questo workshop fa per voi.
Vi aspettiamo il 18 e 19 aprile a Serendipità.

Questi saranno i temi trattati:
- educazione libertaria in macro( cenni storici, principali caratteristiche, esperienze esistenti) e in micro ( approccio libertario giorno per giorno, racconto della nostra quotidianità);
- gestione rapporto con i genitori;
- gestione della libertà;
- educazione emotiva;
- intelligenze multiple e multipli linguaggi;
- contatto con la natura.
Alla parte teorica sarà affiancata una parte pratica.
Il workshop è rivolto a insegnanti, educatori e genitori.

Per ricevere maggiori informazioni riguardo vitto, alloggio, costi e orari, potete mandare una mail a lilliput2009@hotmail.it

lunedì 23 febbraio 2015

open day

Domenica 1° marzo, vi aspettiamo a Serendipità per una giornata a porte aperte.
L'open day ha lo scopo di far conoscere la nostra realtà, dare informazioni ai genitori interessati e trascorrere una giornata in compagnia.
Le porte si apriranno alle 10:00 e chiuderanno alle 15:00
Ci sarà l'opportunità di pranzare, per chi fosse interessato vi preghiamo di contattarci entro giovedì mandando una mail a lilliput2009@hotmail.it o chiamando al 3487855961.

Diffondete a più non posso
Vi aspettiamo :)

mercoledì 14 gennaio 2015

Con gli occhi degli altri: alla ricerca della bellezza in città


Oggi è stata una giornata speciale per i “bambini grandi”, ovvero per i cuccioli della primaria. Da oggi infatti abbiamo iniziato una nuova avventura: le giornate in centro. Ci piace l'idea che i bambini, dopo mille rotoloni nei campi e avventure in punta di ramo, vivano anche delle esperienze cittadine. Questa voglia di vivere la città ci aveva spinto a portare già i piccolissimi di lilliput e i piccoli di serendipità nel centro, a scoprire il mercato, la biblioteca, il parco, il monastero delle suore di clausura...e coi grandi? che fare? Pensare a dei percorsi dentro la città ha aperto in me una riflessione sul mio modo di vivere la città e su quali altri sguardi mi piacerebbe avere su di essa. Così oggi ai bambini ho proposto di fare una sorta di mappa della bellezza di Osimo, senza affidarci ai suggerimenti per turisti in calce alla cartina, ma chiedendo agli abitanti stessi quali fossero secondo loro i luoghi più belli di Osimo. E così abbiamo iniziato: sette nanetti con uno zaino in spalla e un gran sorriso, cartina in una mano taccuino nell'altra, accompagnati da una specie di biancaneve punk si sono lanciati nel magico mondo del giornalismo. Con un po' di timidezza iniziale persa poco a poco lungo la strada abbiamo fermato cinque persone per fare le nostre interviste. Abbiamo sempre trovato persone molto gentili, disposte a darci il loro punto di vista, a mostrarci i luoghi sulla cartina, a fare foto con noi e scherzare un po'.
Così poco a poco, intervista dopo intervista abbiamo costruito il nostro itinerario della bellezza e abbiamo fatta un po' più nostra questa città. Anche chi ci abita da sempre ha scoperto posti nuovi e ha sentito un po' d'orgoglio nel mostrare la bellezza del posto in cui vive. Ovviamente c'è stato tempo anche per tuffare le mani nella terra e dedicarci a quella che è una passione molto in voga a Serendipità: la caccia ai vermi!


Alla fine della giornata e del percorso abbiamo fatto la nostra personale classifica dei 5 posti più belli di Osimo (secondo gli osimani), eccola qua:


- al quinto posto Piazza Boccolino
- al quarto posto il Teatro La Fenice
- al terzo posto il Duomo: “perché è un posto perfetto per fare i matrimoni!”
- al secondo posto Piazza Nuova:“perché c'è la ragnatela gigante e la giraffa, perché ci sono i pesci, perché ci sono i giochi, perché ci sono i vermi, perché ci sono le cose antiche” (eccoli intenti a cercare di capire le iscrizioni in questa “cosa antica”)

- al primo posto...il cortile dell'episcopio! Ingenuamente pensavo che niente potesse battere Piazza Nuova, il parco giochi cittadino, e invece questo piccolo giardino segreto racchiuso tra i palazzi del centro ha schiuso la sua bellezza inaspettata e ci ha fatto vivere un piccolo momento magico e sereno.
 Ecco i motivi della vittoria:
E' bello perché c'è un bel panorama”
Ci sono piante meravigliose”
E' bello farci un pic-nic”
E' bello viverci”
E' bello farci i giri in bicicletta”
E' bello perché ha il soffitto dipinto”

Per fortuna che Paolo ci ha detto un posto così bello...ora sta diventando anche il mio posto preferito!” “Anche il mio!” “ ...anche il mio!” “...anche il mio...”

Alla fine ai bambini è arrivato anche una sorta di premio, ma un premio un po' difficoltoso dato che per poterlo avere dovevano trovare un accordo, accordo possibile solo con la negoziazione dei propri desideri, delle proprie aspettative, del proprio modo di rapportarsi con gli oggetti. E' stato difficile, ma ci sono riusciti, anzi ci siamo riusciti perché anche io ho dovuto mettere da parte le mie aspettative e conciliare quella che per me era la visione di una cosa utile e bella con la loro.

E' stata una bellissima giornata, un ottimo inizio.

Un grazie a Paolo, Denise, Paolo, Mario e Lorenza che ci hanno dedicato tempo e ci hanno fatto vedere Osimo coi loro occhi.

veronica

giovedì 11 dicembre 2014

Siediti a bere con me!


Che cos'è un momento di pausa?
Quale gioia inaspettata vi può regalare?!
Avete mai pensato che i bambini ci osservano molto più di quanto pensiamo, e desiderano davvero profondamente che ogni attimo vissuto con noi adulti, loro punti di riferimento, sia una condivisione intensa e rilassante?!       
A me è arrivato questo dono al Lilliput, una mattina unica come le altre, perché ognuna tassellata di momenti vari, “alti-bassi” come usiamo dire, o meglio semplicemente diversi, più  o meno armoniosi, complessi, rumorosi, dinamici, quieti, agitati, caotici, sereni, entusiasti, gioiosi, nostalgici ecc … E poi bisogni, relazioni ed esperienze sempre nuove, se tutti i nostri sensi sono ben attenti a cogliere le “ vocine” e i gesti di quelle creaturine, intente ad espandere il loro mondo interiore:  la conquista, attimo dopo attimo, di un centimetro in più della realtà “materiale” esteriore, dal loro corpo fino all'ambiente in cui si trovano.
Quasi mezzodì, un pensiero richiama la mia attenzione, furtivo si intrufola e prende il sopravvento tra qualche lamento o manina che mi tira a sé richiedendo attenzione o aiuto; assecondo quelli urgenti e  dico: “Un attimo bambini, mi son ricordata che dovevo prendere una medicina! “. Così, velocemente, mi dirigo in cucina e, nella fretta di fare il prima possibile, verso delle gocce del mio antibiotico naturale in un bicchiere d’acqua e ne bevo. Sì, faccio frettolosamente, perché vorrei tornare al fulcro dell’ambiente con i bambini il prima possibile, pur consapevole  che non ne sono fuori.. però sento come un pochino di disagio, come se ad ascoltare una mia esigenza sottraessi del tempo ed attenzione alle loro, nonostante di impellenti ovviamente non ve ne erano in quel momento. Quando, ad un tratto, una vocina dietro di me, quella di C. (una bambina di circa due anni) mi chiede curiosa: “ Che fai?”. Le rispondo, e lei, con la più accogliente e disarmante dolcezza, mi invita: “Mari, seduta… qui… bevi!”. Con la sua simpatica incompleta sintassi, mentre lei si sedeva, mi faceva gesto di prendere posto accanto a lei su quella che per noi è come una panchina speciale, niente di meno che un gradino un poco alto che, dalla stanza principale, tramite corridoio, conduce al bagno. Uno di quegli ostacoli dell’ambiente al Lilliput che, non di rado, fanno preoccupare alcuni genitori.
In realtà tali ostacoli sono presenti ovunque e quotidianamente fuori dalle nostre,  per certi versi,  “snaturate” case e, in barba alle nostre paure e ansie di protezione, aiutano, invece, i bambini nella conquista delle abilità motorie e dell’autonomia, istinto primordiale di crescita ed evoluzione. (Piuttosto che evitare o nascondere un ostacolo che prima o poi incontreranno, preferiamo armarci di amorevole pazienza e dedizione, per dotarli di tutti gli strumenti necessari ad affrontare la realtà.)
Quella seduta non convenzionale appare ai miei occhi (e non solo ai miei) come un posto d’onore, un ostacolo “amico” che forse, rispetto a seggioline, tappeti o pavimenti, offre ancor più intimità e, nello stesso tempo, visione d’insieme della sala centrale, divisa negli angoli montessoriani.
 C., forse attratta anche lei da quella postazione magica, mi ha esortata a dare la giusta importanza al mio gesto e al momento che mi stavo concedendo, trasformando il mio appuntamento con l’antibiotico in un momento speciale, come  se stessi assaporando una fumante tisana e così condividere insieme a lei e agli altri il benessere che ne scaturiva. Il  suo invito ad ascoltare e valorizzare quel momento è stato come uno “schiaffo”– che dico, una carezza! – al mio disagio. “Goditi questo momento, siediti comoda, qua con me!” sembrava insegnarmi la mia amica.

Grazie C.! E grazie anche al piccolo G. che, affascinato nel vederci così serene, sedute sulla panchina d’onore, ha interrotto un suo momento di nervosismo e si è avvicinato, aggiungendosi alle due allegre comari di Lilliput.